Tuesday, 27 January 2009

L game

The L game is a simple strategic game invented by Edward De Bono.

The L game is a two-player turn-based game played on a board of 4×4 squares. Each player has a 3×2 L-shaped piece, and there are two 1×1 neutral pieces. On each turn, a player first must move their L piece, and then may elect to move one of the single neutral pieces. Pieces cannot overlap or cover other pieces. On moving the L piece it is picked up then placed in empty squares anywhere on the board and the piece may be rotated or even flipped over in doing so, the only rule is it must be in a different position than the one it was picked up from, thus come to rest covering at least one grid square that it was not previously covering. On moving a neutral piece, which is optional, a player simply picks it up then places it in any empty square anywhere on the board, (even the same square although this is the same as not moving it). The loser is the first player unable to move their L piece to a new position.

One basic strategy is to use a neutral piece and one's own piece to block a 3×3 square in one corner, and use a neutral piece to prevent the opponent's L piece from swapping to a mirror-image position. Another basic strategy is to move an L piece to block a half of the board, and use the neutral pieces to prevent the opponent's possible alternate positions.

These positions can often be achieved once a neutral piece is left in one of the eight killer spaces on the perimeter of the board. The killer spaces are the spaces on the perimeter, but not in a corner. On the next move, one either makes the previously placed killer a part of one's square, or uses it to block a perimeter position, and makes a square or half-board block with one's own L and a moved neutral piece.

[edit]Analysis

All possible final positions, blue has won
All positions, red to move, where red will lose to a perfect blue, and maximum number of moves remaining for red. By looking ahead one move and ensuring one never ends up in any of the above positions, one can avoid losing.

In a game with two perfect players, neither will ever win or lose. The L game is small enough to be completely solvable. There are 2296 different possible valid ways the pieces can be arranged, not counting a rotation or mirror of an arrangement as a new arrangement, and considering the two neutral pieces to be identical. Any arrangement can be reached during the game, with it being any player's turn. Each player has lost in 15 of these arrangements, if it is that player's turn. The losing arrangements involve the losing player's L-piece touching a corner. Each player will also soon lose to a perfect player in an additional 14 arrangements. A player will be able to at least force a draw (by playing forever without losing) from the remaining 2267 positions.

Even if neither player plays perfectly, defensive play can continue indefinitely if the players are too cautious to move a neutral piece to the killer positions. If both players are at this level, a sudden-death variant of the rules permits one to move both neutral pieces after moving. A player who can look three moves ahead can defeat defensive play using the standard rules.




Via: wiki

Pensiero Laterale

Con il termine pensiero laterale, coniato dallo psicologo maltese Edward De Bono, si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto ovvero l'osservazione del problema da diverse angolazioni, contrapposta alla tradizionale modalità che prevede concentrazione su una soluzione diretta al problema.

Mentre una soluzione diretta prevede il ricorso alla logica sequenziale, risolvendo il problema partendo dalle considerazioni che sembrano più ovvie, il pensiero laterale se ne discosta (da cui il termine laterale) e cerca punti di vista alternativi prima di cercare la soluzione.


Pensiero laterale e strumenti

Il principio che sta alla base di questa modalità è simile a quanto proposto col pensiero divergente: per ciascun problema è sempre possibile individuare diverse soluzioni, alcune delle quali emergono solo

  • prescindendo da quello che inizialmente appare l’unico percorso possibile
  • cercando elementi, idee, intuizioni, spunti fuori dal dominio di conoscenza e dalla rigida catena logica.

E’ importante quindi disporre di modalità e strumenti che facilitino questi processi di pensiero, per generare creativamente ipotesi da abbinare e combinare con le conoscenze già possedute, fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. E' il caso delle mappe creative, che consentono al contempo di fermare le idee e di registrarle, predisponendole per essere poi rielaborate. Tra queste si collocano anche le mappe mentali di Tony Buzan oppure le solution map, che possono essere utilizzate per facilitare lo svolgimento di sessioni creative basate su tecniche come i sei cappelli per pensare.


Esempio di applicazione

Problema

In una stanza chiusa è contenuta una lampadina, in un'altra stanza da dove la prima stanza non è direttamente visibile ci sono tre interruttori. Solo uno di questi accende la lampadina.

Potendo azionare i tre interruttori a proprio piacimento e potendo andare nella stanza chiusa solo una volta per verificare lo stato della lampadina, come si può fare per risalire all'interruttore giusto per accenderla? Le condizioni iniziali sono: 1. Lampadina spenta 2. Tutti gli interruttori in posizione off

Soluzione

Si mettono due interruttori (che chiameremo 1 e 2) su ON, si attende qualche minuto e se ne spegne uno (diciamo il numero 1). Si va quindi a controllare la lampadina. Se la lampadina è accesa l'interruttore giusto è il numero 2.

Se la lampadina è spenta ma calda l'interruttore giusto è l'1. Se la lampadina è spenta e fredda l'interruttore giusto è il numero 3.

Il problema è conosciuto, e proposto molte volte su internet e su riviste. Giorgio Dendi, creatore di giochi, lo propone con 4 lampadine, e stessa situazione. Soluzione: Premo A e B; dopo 10 minuti premo A e C ed entro. La lampadina è spenta e calda -> A; accesa e calda -> B; accesa e fredda -> C; spenta e fredda -> D.

Considerazioni

L'approccio diretto al problema si rivela impossibile: da un punto di vista puramente logico, una lampadina può essere solamente accesa o spenta, quindi essere in uno di due stati possibili.

L'unico modo per risolverlo è utilizzare una condizione "fisica" (il fatto che una lampadina accesa si scaldi) che permetta di aggiungere un terzo stato distinguibile dai primi due.


Via: wiki

Mappa mentale

Esempio di mappa mentale relativa al concetto di 'Solidarietà'

Una mappa mentale è una forma di rappresentazione grafica del pensiero teorizzata dal cognitivista inglese Tony Buzan, a partire da alcune riflessioni sulle tecniche per prendere appunti.

Le mappe mentali (mind maps) non vanno confuse con altri tipi di mappe come le mappe concettuali e le solution map, dalle quali si differenziano sia per la strutturazione, sia per il modello realizzativo, sia per gli ambiti di utilizzo.

Indice

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La struttura delle mappe mentali [modifica]

Le mappe mentali hanno una struttura essenzialmente gerarchico-associativa. Questo significa che sono solo due le tipologie di connessioni che possono essere create:

  • gerarchiche (dette anche rami) che collegano ciascun elemento con quello che lo precede
  • associative (dette anche associazioni) che collegano elementi gerarchicamente disposti in punti diversi della mappa.

La struttura portante di una mappa mentale è sempre gerarchica; le relazioni associative aiutano ad aumentarne l'espressività, evidenziando la presenza di legami trasversali mediante frecce. Essendo gerarchica, la mappa mentale ha necessariamente anche una geometria radiale: all'elemento centrale troviamo collegati degli elementi di primo livello, ciascuno dei quali può essere collegato con elementi di secondo livello e così via. In genere la disposizione grafica degli elementi è a raggiera, ma è possibile estendere queste considerazioni anche ad altre forme di connessione, come quella a spina di pesce oppure ad albero.

Il modello realizzativo delle mappe mentali [modifica]

La mappa mentale è uno strumento votato alla creatività, alla memorizzazione, all'annotazione in chiave personale. Per questo il suo ideatore Buzan ha formulato il suo modello incentrandolo sull'evocatività: tutti gli elementi di una mappa mentale devono essere ricchi di immagini fantasiose e colorate, perché da un lato rendono gradevole la rappresentazione, dall'altro stimolano l'emisfero cerebrale destro, le cui funzioni supportano facoltà come la creatività, la memoria, la fantasia, l'intuizione. Per questa ragione è importante che una mappa mentale venga prodotta a colori fin dalle prime fasi di realizzazione, e non colorata in un secondo momento. Inoltre gli elementi devono essere descritti con singole parole chiave e non con periodi estesi, così da lasciare spazio a nuove associazioni e a possibili integrazioni.

Il modello realizzativo delle mappe mentali è essenzialmente associazionista: si procede inserendo e ricombinando dinamicamente gli elementi nella mappa, utilizzando una struttura gerarchico-associativa e applicando il processo di associazione mentale. In tal senso è grande la differenza con le mappe concettuali, che sono impostate secondo un modelloconnessionista (sono previsti due momenti distinti: quello dell'individuazione dei concetti e quello della loro combinazione).

È importante notare che una mappa mentale non ha un'impostazione gerarchica assoluta ma di contesto e dispone gli elementi intorno a un centro secondo una raggiera: ciò che sta al centro è il punto di partenza, ciò che si colloca radialmente è punto intermedio di un processo associativo virtualmente infinito. Tra i vari elementi della mappa non vi è un vincolo di inclusione: per esempio, se il punto di partenza fosse il "cinema", potrei pensare al "tempo libero" come elemento di primo livello, ma se partissi dal "tempo libero" potrei tranquillamente associargli al primo livello il "cinema", rispettando comunque il principio associazionista.

Gli utilizzi delle mappe mentali [modifica]

Le mappe mentali fanno leva soprattutto sulle capacità creative personali e di gruppo, sulle risorse mentali inconsce, sulle sinestesie create con colori e immagini, sui processi che spontaneamente ristrutturano le informazioni e che ogni volta lasciano aperta più di una chiave interpretativa. Per queste ragioni le mappe mentali sono particolarmente efficaci come strumenti di annotazione e di apprendimento, come supporto all’elaborazione del pensiero e alla creatività, come ausilio nell’orientamento personale e nella costituzione di gruppi di lavoro. Sono invece meno efficaci nella rappresentazione della conoscenza, dove l'evocatività della mappa mentale induce una minore efficacia comunicativa e maggiori margini di ambiguità.

Una mappa mentale può costituire il punto di partenza di un processo creativo, che porta alla realizzazione di materiali diversi per natura e per formato di rappresentazione. È il caso di un brainstorming di gruppo che, supportato da una mappa mentale, prelude alla definizione di obiettivi strategici, alla formulazione di un progetto, alla scrittura di documentazione testuale. Un esempio di questo passaggio è la derivazione dalla mappa mentale di un outline (detto anche scaletta gerarchica), che permette di trasformare la struttura a raggera in una sequenza articolata e ordinata per livelli gerarchici.

Mappe mentali e strumenti digitali [modifica]

Buzan da sempre raccomanda la realizzazione delle mappe mentali su carta, perché la manualità e la sensorialità del disegno manuale stimolano l'emisfero cerebrale destro che sono preposte alla creatività, alla fantasia, all'intuizione, attingendo sia a quanto si trova nella sfera del cosciente, sia a quanto si trova fuori da essa (subcosciente e inconscio).

Per questo motivo negli ultimi anni in molti si sono impegnati a sviluppare software per introdurre questi stessi principi in ambienti di office automation, con risultati più o meno rispondenti all'impostazione di Buzan.

Questi applicativi in genere permettono di realizzare in digitale mappe analoghe a quelle mentali, in quanto

  • strutturate secondo un modello gerarchico-associativo
  • particolarmente ricche e curate dal punto di vista grafico.

Di converso l'uso di strumenti informatici consente di produrre delle rappresentazioni che escono dal modello originale di Buzan. In tal senso ad esempio la possibilità di inserire nella mappa del testo esteso, oppure dei codici iconico-cromatici

  • per un verso consente di realizzare mappe utilizzabili anche in chiave operativa (ad es. per progettare, documentare, presentare,...)
  • per l'altro può ridurre l'efficacia dello sviluppo in chiave creativa, avvicinando la mappa realizzata al modello delle mappe concettuali.

Per colmare il divario tra queste mappe digitali (che sono dotate di struttura gerarchico-associativa) e il modello delle mappe mentali di Buzan è stato introdotto in letteratura il termineSolution map.


Software per sviluppare mappe gerarchico-associative [modifica]

La seguente lista indica alcuni tra i software per realizzare mappe gerarchico-associative.

  • L'opensource FreeMind [1] ha una grafica piuttosto spartana ma è completamente gratuito, è stato rilasciato sotto licenza GPL, è disponibile per GNU/LinuxMac OS XWindows e per qualunque altro sistema operativo che supporti il linguaggio Java. Dal sito dell'Istituto Pedagogico di Bolzano si può scaricare liberamente l'open tutorial didattico per FreeMind 0.8.0 a cura di Luisanna Fiorini. [2].
  • Un software promosso dallo stesso Buzan è iMindMap [3]. Più orientato alla veste grafica della mappa che non al collegamento con gli ambienti informatici, consente di realizzare vere e proprie mappe mentali digitali seguendo tutti gli accorgimenti proposti dal loro ideatore.
  • Il sistema più conosciuto probabilmente è MindManager [4]. Da anni affermatosi come leader del settore, consente di integrare il concetto di mappa con le funzionalità dei più diffusi strumenti informatici di produttività.
  • Uno strumento per realizzare mappe online è MindMeister [5]. La filosofia di sviluppo è analoga a quella di altri software, ma il sistema è completamente online, alcune delle sue funzionalità sono del tutto gratuite e permette di lavorare in modo collaborativo via Internet.
  • Un altro software da tenere in considerazione è Cayra [6]. È totalmente gratuito, ha varie funzioni e ciò che a primo impatto lo distingue da Freemind è la realizzazione di Mappe mentali colorate, la cui utilità è stata spesso sottolineata dalla stesso Buzan.
  • In ambiente GNU/Linux è invece disponibile il software VYM [7]. Si tratta di un progetto opensource molto promettente sia sul piano degli strumenti che della grafica. Solo di recente è stato tentato un porting verso l'ambiente Windows, con risultati ancora non del tutto stabili.

Via: wiki

Sunday, 25 January 2009

Giacinto Auriti

Giacinto Auriti (Guardiagrele1926 – Roma11 agosto 2006) è stato un giuristasaggista ed economista italiano.

« "Sono cattolico, apostolico, romano, anche se sono abruzzese..." »
(Giacinto Auriti.)

Laureatosi a Roma, è stato tra i docenti fondatori della facoltà di giurisprudenza dell'Università di Teramo, della quale è stato anche preside. Ha insegnato "Diritto della navigazione", "Diritto internazionale", "Diritto privato comparato" e "Teoria generale del diritto". Ha fondato la cosiddetta "scuola di Teramo" nel campo del diritto. È autore di alcuni testi di Diritto della navigazione.

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L'esperimento del SIMEC [modifica]

Nell'ultimo periodo della sua vita, pur senza aver mai compiuto studi di teoria economica ma partendo dagli argomenti trattati dal poeta statunitense Ezra Pound, sostiene che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che lebanche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico.

Conduce una serie di iniziative come segretario generale del "Sindacato Antiusura" ("SAUS") e come legale rappresentante dell'associazione culturale "Alternativa sociale per la proprietà di popolo". Tra queste chiede al Tribunale di Roma di dichiarare "la moneta, all'atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l'attuale sistema dell'emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari".

La richiesta viene respinta e il Tribunale condanna Auriti al pagamento di 10 milioni di lire[senza fonte].

In seguito due progetti di legge, il n.1282 dell'11 gennaio 1995, presentato dal senatore Luigi Natali e il n.1889 dell'11 febbraio 1997 del senatore Antonino Monteleone di Alleanza Nazionale), ripropongono le tesi di Auriti, anche se il Senato non li discuterà mai.

Auriti ha condotto nel 2000 un esperimento nella sua cittadina natale Guardiagrele emettendo (il SIMEC): l'iniziativa ebbe un discreto successo, perché i SIMEC erano ceduti alla pari in cambio di lire e ritirati al doppio del valore originario. I costi relativi furono sostenuti dallo stesso Giacinto Auriti. In seguito ad un intervento della Guardia di Finanza i SIMEC in circolazione vennero però confiscati. Nonostante il fatto che il sequestro fosse stato revocato in quanto non sarebbero stati commessi atti illegali, l'esperimento venne tuttavia interrotto.

L'esperimento, che nelle intenzioni avrebbe dovuto mettere alla prova le teorie di Auriti, costò allo stesso una condanna a 4 mesi per raccolta abusiva del risparmio.

Il Sindacato Antiusura nel 2001 promuove un disegno di legge di iniziativa popolare ("Accettazione dell'EURO: reddito di cittadinanza proprietà del portatore"), che però non raccoglie le firme necessarie.

Nel 2004 si è candidato alle elezioni del Parlamento europeo nella lista "Alternativa Sociale" di Alessandra Mussolini. Le teorie poundiane di Auriti sono proprie di alcuni movimenti politici dell'estrema destra e del sindacato UGL, nei cui programmi si trova per esempio la proposta del reddito di cittadinanza e del credito sociale.

Auriti e la Banca d'Italia [modifica]

La Banca d'Italia, opponendosi attraverso i suoi avvocati alla richiesta di Auriti, scrive: "La visione della moneta e delle funzioni monetarie che l'attore intende accreditare è palesemente distorta e completamente infondata" ... "l'accettazione da parte della collettività, lungi dall'essere causa del valore della moneta, ne rappresenta in realtà solo l'effetto, sicché il sillogismo deve essere rovesciato: non è vero che la moneta vale in quanto è accettata, ma semmai, come la storia e la cronaca stanno a dimostrare, che essa è accettata solo in quanto abbia un valore. Di qui la necessità che tale valore, rispondendo ad un fondamentale interesse pubblico, sia difeso e garantito dalle Pubbliche Autorità, funzione nei moderni stati affidata alle banche centrali." Il batter moneta, continua la Banca d'Italia è espressione della sovranità statale, e quindi "il valore della moneta trae il proprio fondamento solo ed unicamente da norme dell'ordinamento statale, che, per solito, disciplinano minutamente la creazione e la circolazione della moneta, ne sanciscono l'efficacia liberatoria, ne sanzionano la mancata accettazione in pagamento e tutelano la fede pubblica contro la sua falsificazione ed alterazione."

A proposito della questione della proprietà della moneta, sollevata da Auriti nell'ambito dello stesso procedimento, la Banca d'Italia sostiene: "La domanda attorea è poi, anche nel merito, destituita del benché minimo fondamento." perché si basa sulla "premessa, completamente errata" che manchi "nel nostro ordinamento una norma di legge che indichi il proprietario della moneta all'atto dell'emissione". L'appropriazione della moneta da parte della Banca d'Italia, continua il ragionamento della Banca, secondo Auriti "si baserebbe su una consuetudine interpretativa contra legem."

Ma, fa notare la Banca, "i biglietti appena prodotti dall'officina fabbricazione biglietti della Banca d'Italia costituiscono una semplice merce di proprietà della Banca centrale, che ne cura direttamente la stampa e ne assume le relative spese (art. 4, comma 5, del T.U n. 204/1910)." Acquistano la funzione e il valore di moneta solo quando la Banca d'Italia li immette nel mercato e ne trasferisce la proprietà ai percettori.

L'immissione dei biglietti avviene con operazioni che la Banca in autonomia conclude "con il Tesoro, con il sistema bancario, con l'estero e con i mercati monetari e finanziari, operazioni tutte previste e compiutamente disciplinate dalla legge e dallo statuto della Banca d'Italia (artt. 25 - 42 del T.U. n. 204/1910 e artt. 41 - 53 dello Statuto)"

Quindi definisce "abnorme e campata in aria" la teoria di Auriti per la quale "esisterebbe una consuetudine interpretativa contra legem, in base alla quale la Banca centrale all'atto dell'emissione mutua allo Stato italiano ed alla Collettività Nazionale, tutto il danaro che pone in circolazione". La moneta è immessa nel mercato in base ad operazioni previste e disciplinate dalla legge, con le quali la Banca d'Italia cede la proprietà dei biglietti. Questi come circolante vengono registrati nel passivo nella contabilità della Banca che acquista in contropartita o riceve in pegno beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che finiscono nell'attivo. Inoltre la Gazzetta Ufficiale, come prescrive la legge, riporta mensilmente tali operazioni.

Aggiunge la Banca che considerato che essa stessa si assume le spese di fabbricazione dei biglietti e l'imposta di bollo, mentre gli utili annuali, effettuati i prelevamenti e le distribuzioni di cui parla l'art. 54 dello Statuto vengono devoluti allo Stato ai sensi dell'art. 23 del T.U. n. 204/1910, si evidenzia "l'assoluta inconsistenza ed insensatezza delle tesi" di Auriti, secondo il quale "l'erogazione della moneta sarebbe effettuata dalla Banca d'Italia addebitandone allo Stato ed alla collettività l'intero ammontare senza corrispettivo."

Pertanto, conclude la Banca, "non è dato riscontrare alcunché di arbitrario o di illegittimo nelle prerogative esercitate in campo monetario dalla Banca centrale, perché, contrariamente a quanto preteso dall'attore, l'intera materia è compiutamente disciplinata dal legislatore, in modo tale che nessun aspetto attinente all'attribuzione o all'esercizio della funzione di emissione può dirsi regolamentato da consuetudini interpretative e, meno che mai, da consuetudini contra legem."

Auriti e il mondo accademico [modifica]

Va notato che le teorie di Auriti sulla moneta sono state del tutto ignorate dal mondo accademico all'interno del quale non godono di alcun credito, essendo esse in insanabile contrasto con la teoria economica, in particolare con l'Economia Monetaria, che si insegna nelle università di tutto il mondo. Nessun articolo di Auriti o di altri che ne propugnassero le idee è mai stato pubblicato su riviste scientifiche di rilievo né alcun articolo scientifico le ha mai prese in considerazione né le ha mai citate. Tali teorie sono invece largamente diffuse attraverso la rete internet.


Via: wiki

Sistema aureo

Il sistema aureo o gold standard è un sistema monetario nel quale la base monetaria è data da una quantità fissata d'oro. Si possono distinguere tre casi: nel primo l'oro viene usato direttamente come moneta (circolazione aurea); nel secondo viene usata cartamoneta totalmente convertibile in oro, dal momento che il valore in oro della moneta complessivamente emessa è pari alla quantità di oro conservata dalla banca centrale (circolazione cartacea convertibile totalmente in oro); infine, nel terzo caso, le banconote sono convertibili solo parzialmente, risultando il valore della quantità di banconote emessa un multiplo del valore dell'oro posseduta dallo stato (circolazione cartacea convertibile parzialmente in oro).

Nel caso una moneta sia convertibile in un'altra moneta, a sua volta convertibile in oro, si parla di gold exchange standard.

Aspetti economici [modifica]

La conseguenza di fissare il valore della moneta sulla quantità d'oro è la presenza di cambi fissi tra monete. Il cambio tra monete dipende dal rapporto tra le quantità d'oro sottostante ciascuna moneta. Se per esempio un'unità della moneta A vale 0,1 grammi d'oro e un'unità della moneta B vale 1 grammo d'oro, per acquistare un'unità di moneta B occorrono 10 unità di moneta A. Il valore della moneta B è quindi pari a 10 unità di moneta A.

Un altro automatismo introdotto da questo standard riguarda l'inflazione. In un paese che abbia determinate risorse d'oro un'espansione economica si deve accompagnare ad una proporzionale deflazione, con il rischio di recessione. Questo è avvenuto, in effetti in Gran Bretagna nel XIX secolo, dove il prezzo delle merci espresso in oro si è dimezzato nell'arco di cento anni, anche se, invece che portare ad un indebolimento del paese, questo è avvenuto quando questa nazione era indiscutibilmente la maggiore potenza mondiale.

Il principale vantaggio nell'adozione del sistema consiste nella stabilità dei cambi. Il valore delle monete non dipende dalla domanda e dall'offerta delle stesse, ma dalla quantità di oro sottostante. Quindi salvo procedere a una svalutazione della moneta, generalmente sgradita a chi ha applicato il sistema aureo, in regime di sistema aureo le economie hanno potuto godere del vantaggio di cambi fissi, scelta questa che hanno fatto propria i paesi aderenti all'accordo di Bretton Woods e, dopo il superamento degli stessi, che è riapparsa in Europa con l'introduzione del sistema monetario europeo e soprattutto dell'Euro.

Al vantaggio di disporre di cambi fissi, si contrappone l'importante problema di gestire i deficit commerciali, che si verificano quando un paese acquista da un altro beni e servizi in valore superiore al valore delle vendite.

Sono possibili due soluzioni.

La prima prevede il regolamento del deficit in oro. Il paese dal quale l'oro fuoriesce deve ridurre proporzionalmente la quantità di moneta, con conseguenti effetti deflattivi (diminuzione dei prezzi e dei salari). Ne deriva una contrazione della domanda di beni e servizi e quindi delle importazioni, nonché un aumento delle esportazioni stimolate dal calo dei costi di produzione e quindi dei prezzi. Al contrario il paese che riceve in pagamento l'oro aumenterà la quantità di moneta, con effetti espansivi e inflazionistici. La maggiore domanda provocherà maggiori importazioni e l'aumento dei prezzi ridurrà le esportazioni.

Le conseguenze deflattive su prezzi e salari rendono impopolare, in un regime democratico, questa soluzione, i cui effetti negativi in caso di deficit commerciale sono particolarmente gravosi per i ceti deboli della popolazione, che subiscono il calo dei salari e l'aumento dei prezzi dei beni importati.

Si spiega così l'adozione, con gli accordi di Bretton Woods del 1944 della seconda soluzione, che prevede invece che i deficit commerciali vengano compensati con flussi di capitali provenienti dai paesi in surplus.

Un altro svantaggio del sistema consiste nel costo di emissione della moneta. In una economia occorre far crescere, parallelamente alla crescita dell'economia, la quantità di moneta che in essa circola. Poiché la base monetaria è formata da oro, emettere nuova moneta significa dedicare una parte della ricchezza prodotta per acquistare l'oro. Nel caso in cui tale acquisto di oro con risorse pubbliche non avvenisse, l'offerta di moneta sarebbe insufficiente a soddisfare le esigenze del mercato creditizio. I tassi di interesse salirebbero, con effetto depressivo su consumi e investimenti. L'adozione dell'oro come base monetaria ha quindi elevati costi per la collettività, che ne rendono poco accettabile l'applicazione.

Un altro svantaggio, correlato al precedente, consiste nelle possibili variazioni dell'offerta di moneta dipendenti non da scelte di chi emette moneta, ma dalla produzione di oro. La scoperta di nuove miniere ha significato aumenti improvvisi, spesso con effetti inflattivi, della quantità di moneta in circolazione in una data economia. Al contrario quando non venivano scoperte nuove miniere o quando per i più diversi motivi l'oro non poteva giungere nei paesi che lo richiedevano, l'offerta di moneta non poteva aumentare adattandosi alle esigenze dell'economia reale, con effetti deflattivi.


Nella teoria economica, il sistema aureo fornisce un meccanismo automatico per controllare il disavanzo della bilancia degli scambi internazionali. Infatti, un paese che è in deficit impoverisce le proprie riserve d'oro, dovendo ridurre la circolazione di denaro e, quindi, la domanda ed il livello dei prezzi; ovviamente, una riduzione dei prezzi è la premessa per una ripresa delle esportazioni.

Storia [modifica]

La prima nazione ad adottare questo sistema monetario fu la Gran Bretagna. Nel XVIII secolo conservò uno standard bimetallico (oro e argento), ma l'oro in realtà era sopravvalutato dallaZecca, pertanto le monete d'oro, le famose "ghinee" che portavano il nome della regione africana (Guinea) da cui proveniva il metallo, rimpiazzarono largamente quelle d'argento nell'uso. Durante le guerre napoleoniche, la Banca d'Inghilterra, con l'autorizzazione del governo, sospese il pagamento, cioè si rifiutò di pagare oro e argento in cambio delle proprie banconote. Il Paese non aveva più alcuno standard monetario, aveva una cartamoneta inconvertibile, ovvero un corso forzoso.

Dopo le guerre il governo decise di ritornare ad uno standard metallico, ma scelse l'oro, lo standard de facto del Settecento, invece dell'argento, nonostante che la moneta fosse ancora chiamata sterlina (da "pound of sterling silver"). L'unità di conto fu la sovrana o sterlina d'oro, definita come 113,0016 grani di oro fino (puro).

Secondo le disposizione della legge parlamentare istitutrice di questo gold standard dovevano essere osservate tre condizioni:

  • La Zecca reale era obbligata a comprare e a vendere quantità illimitate di oro a prezzo fisso
  • La Banca d'Inghilterra, e per estensione tutte le altre banche, era tenuta a convertire a richiesta le sue passività monetarie (banconote, depositi) in oro.
  • Nessuna restrizione poteva essere imposta sull'importazione o sull'esportazione di oro

Ciò significava che l'oro serviva da base ultima o riserva dell'intera provvista monetaria della nazione. Le quantità di oro che la Banca d'Inghilterra custodiva nei suoi forzieri determinava la quantità di credito che essa poteva accordare sotto forma di banconote e depositi.

Di conseguenza il movimento di entrata e uscita dell'oro del paese, in funzione della bilancia dei pagamenti, determinava fluttuazioni nella riserva totale di moneta, che a sua volta causava delle oscillazioni nella dinamica dei prezzi. Quando i flussi aurei internazionali erano limitati o quando i flussi di entrata pareggiavano quelli in uscita, come avveniva di solito, i prezzi tendevano a mantenersi stabili. Ma ingenti afflussi di oro, come quelli che si verificarono dopo le scoperte di giacimenti auriferi in California e in Australia nel 1849-51, potevano causareinflazione, mentre improvvisi prelevamenti, quali occorsero periodicamente nel XIX secolo, causavano panici monetari.

Per i primi 3/4 del XIX secolo la maggior parte degli altri paesi adottò un standard argenteo o bimetallico. Alcuni paesi non ebbero alcuno standard metallico, tuttavia a causa della posizione di preminenza della Gran Bretagna nel commercio mondiale, quasi tutti i paesi furono coinvolti dalle sue fluttuazioni economiche.

La prima nazione dopo la Gran Bretagna ad adottare ufficialmente il gold standard fu il nuovo impero tedesco. Approfittando della vittoria sulla Francia nella guerra franco-prussiana,Bismarck, il cancelliere tedesco, estorse alla nazione sconfitta un'indennità di 5 miliardi di franchi, una somma che non aveva precedenti nella storia. Sulla base di questa fortuna inaspettata il governo adottò una nuova unità di conto, il marco aureo, e istituì la Reichsbank come banca centrale e unica agenzia di emissione. Dato che il peso della Germania nel commercio internazionale era in crescita, altri paesi aderirono al movimento verso il gold standard.

Negli Stati Uniti, invece, prima della guerra civile vigeva tecnicamente uno standard bimetallico. Durante la guerra sia il Nord che il Sud emisero moneta inconvertibile. Le emissioni della Confederazione, naturalmente, persero in seguito ogni valore, ma i greenbacks del nord continuarono a circolare anche se sotto la pari rispetto all'oro. Il Gold standard fu legalmente adottato dal Congresso non prima del 1900

Dopo la crisi del bimetallismo nel 1871, il sistema aureo venne progressivamente adottato da Germania (1871), Belgio (1873), Italia (1873), Svizzera (1873), Scandinavia (1874), Danimarca(1875), Norvegia (1875), Svezia (1875), Olanda (1875), Francia (1876), Spagna (1876), Austria (1879), Russia (1893), India (1898) e USA (1900).

Nel 1914, con l'inizio della Prima Guerra Mondiale, la piena convertibilità del denaro in oro venne abbandonata, ad eccezione degli Stati Uniti, rimanendo, invece, coperta solo una frazione del circolante. La riduzione della riserva aurea al di sotto del 100% consentì infatti un incremento della base monetaria per finanziare la spesa militare.

La spesa bellica fu finanziata senza un aggravio del prelievo fiscale, ma applicando dazi, abbandonando così la politica liberoscambista, e tramite un incremento dell'emissione di moneta e titoli di Stato, si verificarono fenomeni di iperinflazione e un aumento del debito pubblico. La crescita interna era sostenuta da un circuito finanziario Stato-industria militare, con la mediazione delle banche: la banca centrale aumentava l'offerta di moneta allo Stato contro l'emissione di titoli di debito, acquistati poi dalle banche. Lo Stato trasferiva gran parte della nuova moneta all'industria militare, della quale era il principale cliente, e l'industria militare reinvestiva consistenti profitti nell'acquisto di titoli di debito pubblico dalle banche nazionali, chiudendo il circuito.

Nel 1924 la convertibilità fu ristabilita in Germania grazie al Piano Dawes e il 1925 in Gran Bretagna, ma con la depressione del 1929, in seguito ad una politica tariffaria restrittiva e alla caduta degli scambi internazionali, a partire dal 1931 i Paesi decisero di sospendere il Gold standard.

Il sistema aureo fu di nuovo adottato con gli accordi di Bretton Woods del 1944, i quali durarono fino al 1971, quando gli USA abolirono la convertibilità del dollaro in oro, decretando di fatto la morte del sistema ed il ritorno a cambi fluttuanti.


Via: wiki

Wednesday, 21 January 2009

Much better model

Caratteristich:
quicker
lower cost
flexible

Monday, 19 January 2009

Joseph Pine: What do consumers really want?





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